Mani nella farina

Quella creatura splendida che silenziosamente abita e fermenta nel mio frigo nel suo contenitore è con me da cinque anni. è stata solida, poi liquida, è stata regalata per portare profumo di pane nelle cucine degli altri, è diventata pizza, baguette, a volte pan-mattone. Nel tempo ha perfino cambiato casa, cioè frigo.

La mia pasta madre è una delle cose di cui vado più fiera.

Dopo l’entusiasmo iniziale per il ritorno a casa, passata la fase in cui racconti, ricordi e ti riemozioni, questo inizio di autunno mi trova completamente smontata di entusiasmo, un po’ per il lavoro che non decolla, un po’ perché settembre per me è sempre problematico…

Prende un’urgenza, una necessità che viene da lontano: è il bisogno antico di plasmare qualcosa, di creare vita a partire dalla materia semplice. Tolgo tutto quello che è superfluo, anelli, braccialetti, smalto, e con le mani pulite prendo la farina e comincio a impastare.

Tempo fa ho letto uno splendido post di Daniela sull’importanza dei gesti che mi ha fatto riflettere ed è stato di grande ispirazione.

Se penso alle persone che amo e alle loro mani vedo quelle energiche di mia nonna che con il mattarello, un semplice cilindro di legno, stende un lenzuolo di sfoglia all’uovo sul tavolo della cucina per fare ravioli o maccheroni; vedo le mani di mio padre, grandi e nude senza paura dentro un alveare pieno di api, che con lentezza  estrae un telaino lo maneggia con cura
cercando la regina; vedo le mani di mia mamma che affondano in un vaso di terracotta pieno di terriccio scuro e mettono a dimora una pianta di geranio; vedo la mano destra dell’Orso sul cambio della macchina, con la mia mano sinistra sopra.

Vorrei che chi mi conosce pensasse alle mie mentre spargo la farina sul piano di legno per dare le pieghe al pane, quando la pasta ha riposato e il tempo l’ha trasformata in una cosa viva, pronta ad intrappolare le bolle d’aria e diventare una pagnotta croccante.

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La mia amica E. mi ha scritto una volta che amare il pane vuol dire amare la vita, ed è vero. Quante donne nel mondo stanno mettendo le mani nella farina per preparare il loro pane in questo momento? Quanto è semplice e prezioso questo cibo? Non riesco a non pensarci ogni volta che impasto. Penso alle donne che nell’antichità seminavano, raccoglievano i cereali, li conservavano e poi li macinavano. In alcune zone del mondo è ancora così. Queste donne trasformano, sfamano, donano vita ogni giorno alla loro famiglia, alla loro comunità.

Ieri sera ho rinfrescato la pasta madre, e stamattina ho impastato. Per la prima volta con una fede nuziale al dito.

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