Nuoto e Mantra

Nel duemiladiciassette ho ricominciato a nuotare con costanza, e quest’anno nuoto con la musica: io e l’Orso ci siamo comprati uno di quei lettori mp3 che funzionano anche sott’acqua, ed è stata una rivelazione, un bell’escamotage! Spingermi oltre i miei limiti e fare qualcosa che per mia natura, pigra, eviterei volentieri (perché mai andare a faticare se nel tempo libero posso starmene sul divano con un tè, un libro ed un gatto?) è un modo per dimostrare a me stessa ancora una volta che niente viene per niente, soprattutto le cose belle.

In vasca la fatica è la mia compagna numero uno : c’è un fuoco che mi divora i polmoni e mi morde le gambe e mi porterebbe a smettere, a fermarmi subito. Eppure agguantare il borsone e scappare in piscina è una necessità che si fa sentire con prepotenza, ultimamente, per sentirmi viva e sentirmi bene; mi dà quasi dipendenza. La musica mi fa vibrare , mi aiuta a non pensare che il mio corpo non ce la fa, e le vasche filano via una dietro l’altra insieme alle canzoni finché  non mi accorgo che l’energia ha preso il posto della stanchezza, quando il fiato si è rotto e fare altri cento metri è diventato un gioco. Portare suoni in quella dimensione così silenziosa che è l’acqua rompe importanti regole della fisica, ma rende questa immersione dentro me stessa ancora più profonda, mi aiuta a non pensare a niente e lasciare che il corpo vada per conto suo una bracciata dopo l’altra.

Mi aiuta a stare, stare nel movimento.

Questa importante lezione la imparo ogni volta che torno nella mia piccola palestra per l’ora di yoga dinamico. Non importa chi tu sia, come ti definisca, se la tua giornata è stata pesante o spensierata, se hai sedici anni o ne hai cinquantasei: in quel momento, con i piedi nudi radicati al tappetino, non esiste niente se non il tuo bellissimo corpo che si muove esattamente come tu gli chiedi di fare nel suo spazio.

Nuoto e yoga: c’è un punto d’incontro importante fra queste due attività così diverse fra loro ma che mi danno così tanta gioia, e l’ho realizzato giorni fa, mentre alla seconda vasca di stile libero sentivo i bronchi infiammarsi e le gambe pesanti come il piombo. C’è un punto preciso della vasca in cui quell’ambiente acquatico nebuloso viene invaso dalla luce del sole che filtra dalla vetrata, e proprio lì, mentre guardavo risplendere le bollicine che si formano quando le dita si fanno strada nell’acqua, mi sono detta : “respira”.

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Cos’altro devi fare per proseguire se non permettere ai tuoi polmoni di riempirsi d’aria e poi svuotarsi? Respira, l’aria entra e l’aria esce, e ti accorgerai che hai fatto un’altra vasca, e un’altra ancora, che la mente è sgombra e lucida, è pronta. Allo stesso modo, nello yoga il respiro è il vero motore grazie al quale riesco a tenere posizioni per me difficili, a passare da una asana all’altra con fluidità e sentire che i muscoli collaborano al movimento. La mia mente chiede ed il mio corpo risponde, mentre inspiro ed espiro. Ujjai pranayama è la repirazione vittoriosa che porta calore ed energia: respirare non è solo rilassarsi, non è allontanarsi dalla realtà, ma è acquistare forza, è consapevolezza della realtà. Quello che resta alla fine è uno stato di benessere che mi porto dietro per ore, anche quando uscita dalla palestra con la mente libera ritrovo tutti i miei pensieri ad attendermi.

 

Ho portato questo piccolo mantra fuori dall’acqua e me lo ripeto spesso in questi giorni, nelle situazioni più diverse: se d’istinto vuoi dire qualcosa di cui sai che ti pentirai, respira, e non dirla; se davanti ad un paziente non sai che pesci prendere, respira, e pensa ad una soluzione; respira l’aria fredda mentre pedali verso il centro, lascia che rischiari i pensieri e li alleggerisca; se esci di casa e hai voglia di ballare perché è una giornata di splendido sole, respira, più volte, e goditela tutta.

 

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