Recto verso

 

Oggi ho scoperto che ha chiuso il Virgin Megastore di Parigi.

Ecchissenefrega.

Eh no, invece, proprio no. Perché io già pregustavo l’acquisto dei due vinili di Zaz per riempire di musica con un vecchio giradischi qualche raro sabato mattina libero in un seminterrato futuro, con cuscini colorati  sul pavimento attorno ad un tavolino basso con il tè, piante verdi e l’amaca e raggi di luce e profumo di colazione.

E naturalmente, un gatto.

è proprio il mio pensiero preferito in questi giorni, come quello di un tavolino col piano di marmo per impastare, e una piantina di basilico cresciuta con amore dietro ai vetri di una finestra. Amerei perfino la prima pioggia d’autunno.

Mica era l’unico negozio di dischi di Parigi: magari ne troverò uno molto più piccolo e carino nel quartiere latino e attaccherò bottone col proprietario che contesterà le mie scelte musicali convincendomi ad acquistare tutt’altro. Però il Virgin non me lo possono chiudere. no. Perché è lì che tutti volevamo andare in terza media, e chissene di Versaille e Notre Dame: noi, di quegli infiniti quindici giorni di vacanza studio, aspettavamo la domenica di Disneyland e il pomeriggio dello shopping in cui le prof ci avrebbero lasciati da soli ore intere in quel meraviglioso tempio a caccia di tesori musicali.

E ora io torno a Parigi dopo dieci anni esatti per vedere tutto quello che ho già visto con occhi meno adulti e capisco che l’esserci già stata più volte non sarà importante, perché quella sarà un’altra Parigi e io un’altra io.

Ripenso a come ero, a come eravamo bambini e a quanto ci sentivamo grandi, mi sento incredibilmente vecchia. La stessa emozione che proverò nel sentire la mia Diva cantare dal vivo proprio a Parigi, finalmente, non sarà mai la stessa di allora, quando mi guardava dalle foto di lei che avevo attaccato per tutta la camera.

Dieci anni fa c’era anche lei. E penso alla passeggiata di oggi,  identica ad altre mille di quell’epoca, all’imbarazzo che non c’è stato e a tutto quello che è rimasto nell’aria perché è difficile concentrare tre anni di vita in tre ore. Molto è andato perso, per ragioni che conosciamo ma che forse non hanno più senso, ma restano come catene pesanti che chissà se riusciamo a spezzare. Indietro di dieci anni per due volte in un giorno. è cambiato tutto, e  dovrò trovarmi un altro posto dove acquistare i miei vinili da ascoltare nel seminterrato colorato.

Mi sento vecchia, sì.

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