Settembre: schiacciata coll’uva

Penso e ripenso ai post che voglio scrivere sul viaggio in Giappone e Polinesia, sul matrimonio, e invece mi sono lasciata trasportare da questo settembre che si è rivelato pieno di dolcezze.

Settembre ha portato in Soffitta il profumo magico della carta d’Eritrea che sa di resine ed incenso, di pulito, di nuovo, che brucio in fumigazioni e che userò per il cambio dell’armadio. Questo mese che ho sempre detestato sta diventando sempre più accogliente e generoso con me; quest’anno mi ha regalato delle vere coccole: l’aria fresca di settembre ha portato la voglia di vellutate di zucca, di fare colazione con tè caldo e biscotti come a casa della nonna, da bambina, ha fatto riapparire il piumino a pois su cui Magò ama saltare impazzita dando la caccia al topo dell’Ikea, e gli ultimi tentativi di resistenza dell’estate mi hanno permesso di passare fuori serate incantevoli in cui coltivare amicizie ormai radicate o iniziare a curarne di nuove là dove c’è la giusta empatia e si parla senza accorgersi del tempo che scorre, domeniche in barca o passeggiate con l’Orso in paesini di montagna a due passi da casa.

Tornano le buone abitudini, come riprendere a fare movimento e yoga nella piccola palestra dove piano piano ho imparato quanta energia possa sprigionare il mio corpo da sempre così goffo, e a volergli un po’ più bene. Per il resto faccio più la casalinga che il medico ma sento di dover essere grata per questi mesi in cui la formazione è tutto sommato poco impegnativa, perché so che arriveranno periodi molto più intensi in cui non sarà possibile dedicarmi in questo modo a me stessa, alla mia casa e ai miei affetti, e improvvisare un pomeriggio di shopping con un’amica, uscire al mercato con mia mamma, chiacchierare con mia nonna mentre infila collane di peperoncini.

Fra i doni più preziosi di questo periodo ci sono intere cassette di verdura e frutta provenienti dagli orti dei miei genitori e dei miei nonni che ancora non smettono di regalarci cibo vivo che ci fa bene a trecentosessanta gradi, a cominciare dalla vista: una tavolozza così è un capolavoro della natura.

IMG_20160926_162046

E oggi, un dolcino, preparato proprio con quella bellissima uva nera che vedete nella foto!

Schiacciata coll’uva

In Toscana non si brilla per varietà di dolci, in tutte le province abbiamo quasi sempre dei pani arricchiti con frutta secca e uvetta più che dei dolci veri e propri, ma ogni volta mi stupisco di come da pochi ingredienti poco ricercati possa uscire tanta bontà!

nfd

  • Un chilo di pasta di pane (preparata con la ricetta dell’ impasto facile in ciotola di Pan di Pane) : 150 g di pasta madre liquida, 330 g di acqua, 500 g di farina tipo 1 e 2 mescolate, 12 g di sale, un pochino d’olio
  • zucchero, circa mezzo bicchiere
  • Uva nera, un chilo
  • Olio e.v.o., quanto basta
  1. Sciogliere il licoli nell’acqua formando un po’di schiuma, poi aggiungere la farina setacciata, e il sale e mescolare con una spatola; lavorare un po’ l’impasto con le mani leggermente unte e lasciar riposare una mezz’ora coperto.
  2. L’impasto lievita a temperatura ambiente in circa sette o otto ore: durante questo tempo dare delle pieghe in ciotola tipo stretch and fold ogni ora circa (si prende un lembo della pasta e lo si porta verso il centro della massa lievitata, e così via per tutta la circonferenza della ciotola), aiutandosi ogni volta con poco olio sulle mani.
  3. Nel frattempo, lavare molto bene i chicchi d’uva e rivestire la placca del forno con un foglio di carta forno inumidita, strizzata e poi leggermente oliata.
  4. A fine lievitazione la pasta sarà raddoppiata di volume e molto estensibile. Rovesciarla sulla spianatoia infarinata e dividerla in due parti con un tarocco.
  5. Stendere la prima metà dell’impasto sulla teglia semplicemente premendo con le mani e distribuendo olio sulla superficie per aiutarsi. Cospargere con metà dei chicchi d’uva e metà dello zucchero, poi stenderci sopra con lo stesso sistema anche l’altra metà dell’impasto e completare con l’uva e lo zucchero rimasti e un filo d’olio in superficie. Lasciar lievitare ancora un’oretta o due, o finché la superficie della schiacciata non avrà fatto qualche bolla.
  6. Infine cuocere in forno a 180 gradi per circa un’ora. Far dorare bene la superficie.

nfd

 

 

 

 

 

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>